La storia che non ti ho raccontato, il romanzo di Natale Cassano. Da oggi in libreria!

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Dopo un periodo di – colpevole – assenza, torno con una bella novità: esce in libreria il mio primo romanzo, La storia che non ti ho raccontato. Non potevo che raccontarvene un frammento qui, perché il libro custodisce l’anima di  Impressioni quotidiane, quella pazza idea che una vita valesse la pena di essere raccontata attraverso i dettagli, le sensazioni, le sfumature. Esattamente come ho fatto per anni in questo insieme di bytes, ora è diventata una storia a sé stante. La storia che non ti ho raccontato, appunto. Ed eccovi il prologo. Se vi piacerà e vorrete ricostruire il resto del quadro, potrete ordinarlo da oggi in tutte le librerie, sul sito della casa editrice Florestano (qui il link) o sui vari siti di e-commerce letterari (Ibs, il libraio e compagnia bella). Per chi invece si trova in Puglia e volesse ascoltare dal vivo il racconto delle avventure di Francesco Cartani, mi trova l’8 luglio alle 23.30 a Polignano a Mare in Balconata Santa Candida durante il festival Il Libro Possibile per la prima presentazione ufficiale. Ne parlerò con la giornalista e scrittrice Annarita Briganti e durante l’incontro potrete godervi anche la musica di Pier Dragone e Michele Murgolo. E ora come al solito: Buona lettura

LA STORIA CHE NON TI HO RACCONTATO

PROLOGO 

«Un gradino alla volta, ce la puoi fare» mi dicevo, sforzandomi di
trovare pensieri rassicuranti per calmarmi mentre percorrevo la rampa
di scale che ogni giorno mi riportava in camera da letto.
Dieci secondi. Sin da piccola mi divertivo a contare il tempo che
impiegavo a percorrere quei venti scalini. Oggi però quella manciata
di secondi sembrava non finire mai. D’altronde, quello non era un
giorno come gli altri. Con lui le cose non erano mai state come con gli
altri, ormai l’avevo capito. Mi guardai la mano: stavo tremando e l’unica
cosa che mi teneva legata alla realtà era quella risma di fogli rilegata
che stringevo forte. Forte, quasi come se da quelle parole incise sulla
carta dipendesse la mia vita.
Venti scalini. Davanti si era materializzata la porta della mia camera,
la vernice bianca che nel tempo aveva perso la sua lucentezza e il
poster degli Apres la Classe, un gruppo locale di musica Ska che negli
ultimi anni aveva visto le luci della ribalta nazionale. A me ricordava
semplicemente mio padre. O per meglio dire, il primo – e ultimo –
concerto visto insieme a lui. «Quanto vorrei fossi qui ora» pensai,
lasciandomi andare ad un attimo di malinconia. Quella porta però era
anche il segnale che ero effettivamente in salvo.
La aprii e la richiusi alle mie spalle nel giro di pochi secondi, per
poi buttarmi sul letto. Sentii all’improvviso una vampata di calore salire
dallo stomaco e arrivare in faccia, forte come uno schiaffo. Mi
tastai la fronte, la mano era bagnata: stavo sudando. Non potevo più
attendere.
«Due pagine. Leggo solo due pagine e poi lo brucio». Dovetti
ripeterlo più volte a bassa voce prima di convincermi a farlo. Sapevo
che certe storie, soprattutto se raccontate invece che vissute,
possono rimanerti addosso per tutta la vita e distruggerla, come una
maledizione.
Decisi che il momento era arrivato: sciolsi il nodo fatto con lo spago
marrone che teneva insieme i fogli. Avevo scartato il mio regalo,
era tempo di aprirlo. Posai gli occhi sulle prime righe e lessi lentamente,
quasi a voler imprimere ognuna di quelle parole nella mente. Mi ero
ripromessa di legger solo due pagine, ma forse stavo solo mentendo a
me stessa. Sospirai. «Ci proverò» pensai mentre i miei occhi si posavano
sull’inchiostro blu e su quelle poche parole scritte a penna subito
dopo la prima pagina.

Ti starai chiedendo perché mettersi davanti ad un foglio bianco, con la penna in
mano, pronto a imprimere un ritratto di parole, come un moderno Mr. Gwin. Forse
la risposta può spaventare. Di certo spaventa molto me, e non solo per la paura
che questo foglio rimanga vuoto. Certo, ci sono passati tutti, ma io mi conosco e so
che davanti al foglio riverso tutto me stesso, perennemente diviso tra la parte buona
che amo mostrare e quella cattiva che ho paura di svelare.
Dicono che per capire veramente un uomo bisogna conoscere il suo passato.
Ecco, semmai leggendo queste poche righe dovessi scoprire di me qualcosa che non
credevi possibile, ricorda le parole che ti sussurrai davanti a quel decadente tramonto
invernale che si confondeva con i ruvidi colori del mare: «So che non riuscirò a
smettere di amare, per questo continuerò a provarci.»
Una frase volutamente ambigua: decidi tu se aggiungere qualcosa di sottinteso.

 

Tratto da “La storia che non ti ho raccontato” – Natale Cassano. Florestano Edizioni. 2017 Bari. Da oggi ordinabile in tutte le librerie e su internet

Per chi preferisce la versione pdf:   LA STORIA CHE NON TI HO RACCONTATO prologo

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