Potessimo essere acqua

Anche questa volta una canzone da accompagnare alla lettura:

 

Forse avremmo dovuto imparare da quello che avevamo attorno. Dalla natura, da tutto quello che ci circonda silenziosamente senza mai farsi scoprire. Ad esempio l’acqua. Ci ho pensato, sai? L’ho fatto mentre passeggiavo sul bagnasciuga e i piedi lentamente si infradiciavano, lasciando l’odore salmastro sulla punta delle dita.

Andava avanti e indietro, costantemente, quella massa uniforme azzurra. Se ne fregava lei, del chiasso, delle guerre, delle morti, dei bambini che giocavano a palla, del caldo, delle centinaia di problemi degli uomini, troppo piccoli per darle fastidio. Ci ho pensato. “Potessimo essere come acqua”, mi sono detto. Già, sarebbe bello riuscirci. Perché?

Pensaci. Potessimo essere come acqua, e mostrarci al mondo come siamo in qualunque momento. E se il mondo è cattivo, noi lo accechiamo con la nostra trasparenza. Lasciamo che il sole rifletta i suoi raggi sulla nostra pelle e mostriamo la nostra anima, lasciamo che quella trasparenza mostri a tutti che il dolore non ci appartiene. Esattamente come fa l’acqua: alghe, rifiuti, persone, tutto quello che le è estraneo si nota subito; non permette a nessun oggetto di confondersi in mezzo a quel suo azzurro che ti stordisce mentre si specchia nelle tue iridi.

Potessimo essere come acqua, e non farci intimorire da nulla. Scorrere, senza guardare agli ostacoli, per quanto grandi siano. Finché il vento ci spinge noi andremmo avanti e quando qualcosa si frappone nel nostro percorso, ci concentreremmo solo su dove passare, come superare l’ostacolo. Qualunque pertugio andrebbe bene: passarci attraverso per poi sorridere mentre avanziamo. Poi ci guarderemmo indietro, ripetendoci che per quanto imponente sia, l’acqua trova sempre un modo per scorrere attraverso le rocce.

Potessimo essere come acqua, già. E adattarci, comunque vada. Esattamente come fa quel liquido, che prende la forma di ogni contenitore. E noi umani? Riusciremmo a non farci spaventare da tutto quello che il destino ci riserva e ci lasceremmo scorrere tutto addosso. D’altronde saremmo acqua, e cosa ci può fare paura allora? Tolto il tappo, torneremmo a fluire in libertà, esattamente come quando quella nuvola nera nella nostra vita si sarà spostata. L’acqua si adatta al contenitore; ecco, io vorrei adattarmi ad ogni situazione, e superare così anche quelle più dolorose.

Già, potessimo essere acqua, e rimanere noi stessi in qualunque momento, così naturalmente perfetti. Invece siamo umani, e dall’acqua abbiamo imparato a prendere solo il peggio. Noi, come l’acqua, nascondiamo all’interno i dolori, le pressioni, le paure e le preoccupazioni, stando ben attenti che non traspaiano dalla nostra apparente perfezione. Sono questi i nostri veleni, che come liquidi incolori si mischiano nell’acqua, lasciandola apparentemente bella. Ma dentro, quella perfezione si deteriora, come la nostra anima. Nessuno può notarlo, finché i veleni diventano troppi per non cambiarci. E come per l’acqua sporca, quella trasparenza si oscura, perdendo la sua bellezza costruita sulla semplicità nei secoli. E uccidendo chiunque viene a contatto con l’acqua, o con noi.

E allora fatemi tornare ad essere acqua, bella e pura come il sorriso di un bambino. E forse allora riusciremo ad essere migliori. Abbiamo solo da imparare. D’altronde non siamo perfetti, siamo esseri umani, ma capaci di cose straordinarie. Esattamente come l’acqua.

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