Il (dis)piacere di uccidere

Siamo uomini o animali? A sfogliare ogni giorno i giornali l’ago della bilancia sembrerebbe pendere sempre più verso la seconda opzione. Stupri, uccisioni, violenze verso uomini e animali, ogni titolo ci ricorda quanto alla cattiveria umana non ci sia mai fine. In particolare negli ultimi giorni c’è stata una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica per la sua efferatezza e i suoi contorni che si addicono più ad un film dell’orrore.

Ricapitoliamo: Roma, quartiere Collatino. E’ giovedì pomeriggio e due ragazzi, Manuel Foffo e Marc Prato, entrambi amanti della bella vita e delle emozioni estreme, decidono di voler provare un nuovo brivido, ben più adrenalinico di tutte le serate passate tra alcool, droga e incontri omo ed eterosessuali che ben conoscevano: l’omicidio. I due volevano provare l’ebrezza di sentirsi Dio, di poter giocare a piacimento con la vita umana, di poter scegliere chi far vivere e chi uccidere. Così scelgono la loro vittima: Luca Varrani, un 23enne che uno dei due conosceva e che nascondeva un terribile segreto: vendeva il suo corpo per soldi. Così, con la promessa di un guadagno facile per una prestazione sessuale, viene attirato a casa di Marc Prato, dove gli viene fatto trovare un robusto quantitativo di cocaina (1800 euro) e diversi alcolici, che ufficialmente sarebbero dovuti servire a “scaldarlo”. In realtà servivano ad inibirlo prima che i due carnefici iniziassero il loro macabro gioco. Così Luca viene seviziato per diverse ore con un martello e chissà quanti altri strumenti, per poi venire ucciso con un coltello conficcato nel petto. Così lo hanno trovato le Forze dell’Ordine dopo essere state entrate nell’appartamento.

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Luca Varani, la vittima.

“Volevamo vedere che effetto faceva” ha raccontato agli inquirenti Foffo, confessando che in passato quel raptus omicida l’aveva già colpito, anche se allora non era stata trovata alcuna vittima. Ora che invece qualcuno ha perso la vita per il divertimento di due ragazzini, c’è da chiedersi di chi è la colpa di questa mattanza che i giornali ci hanno raccontato, particolare disgustoso dopo particolare. I due ragazzi non avevano manifestato in passato pubblicamente segni di squilibrio, quindi nessuno tra gli amici o i genitori dei due avrebbe potuto prevedere quello che avrebbero fatto e, forse fermarli. No, io penso che il problema sia più a fondo. Sia in quel bisogno di novità che ci ha imposto la società. Siamo bombardati ogni giorno da nuove droghe, reali o virtuali (i social che ci raccontano storie sempre più estreme), che ci spingono a credere che abbiamo bisogno di qualcosa che in realtà non esiste. Ci spingono a ricercare nuove forme che soddisfino il nostro bisogno di adrenalina, nei modi più stupidi possibili. Dobbiamo a tutti i costi sentirci fuorilegge, perché fa figo. Da questo sono nate mode pericolose, come quella di prendere a pugni i passanti per la strada e scappare (il knockout game), che ha avuto diversi casi in Italia e che si è propagata grazie ai video su internet, l’unico vero strumento che ad oggi non conosce confini.

Questo bisogno estremo di nuove emozioni e il nostro egotismo hanno portato a questo. Alla voglia di non sentirsi alcun limite imposto. Alla voglia di sentirsi superiori a tutti, senza vincoli dettati da alcuno. Un po’ quello che sperimentiamo con alcune droghe pesanti, come la cocaina. Quello che Marc e Manuel non sapevano è che rimane comunque sempre qualcosa che ci limita in ogni nostro gesto e che appartiene alla sfera umana, così come a quella animale. L’unica cosa che ci rende davvero tutti uguali: la morale. La vita non è qualcosa che si toglie senza conseguenze. E così  Marc Prato ha provato ad uccidersi, ingerendo dei barbiturici, gli stessi usati per addormentare la loro vittima. Il destino però alle volte presenta il conto e così il suo tentativo di suicidio è fallito, lasciandolo da solo a confrontarsi con l’odio di tutti e con una vita di rimorsi. Non sappiamo quale sarà il futuro dei due ragazzi, ma è importante gettare una luce su quanto può essere oscuro l’animo umano. Forse non riusciremo a cambiare la storia e di Luca Varani ce ne saranno tanti altri, ma almeno avremo insegnato ai ragazzi che a sostituirsi a Dio c’è sempre un prezzo da pagare. Un prezzo troppo alto per noi, che siamo semplici umani. Anche se a volte tendiamo a scordarcelo.

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