Creta – Sotto il dominio di Eolo

Chilometri e chilometri di verde, che si susseguono all’infinito. E’ uno dei tre colori dominanti in questa isola, porto di mare per commercianti in cerca di fortuna e rifugio per naviganti in fuga dai terrori di guerre e dittature. Gli altri due sono il marrone e il blu.
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Marrone, come la terra, che tanti coltivano e trasformano in fonte di vita. Qui, dove le modernità di una città digitalizzata sembrano solo un lontano ricordo, mentre cammini accompagnato dalla sinfonia dei grilli, che, sebbene invisibili, ti hanno già circondato senza che tu te ne sia accorto. I cretesi hanno imparato a vivere tranquilli, perché il loro mondo è fatto di natura e pace e si tengono ben lontani dai centri turistici, piccoli complessi residenziali modellati sulle aspettative dei tanti visitatori pronti a spendere il loro denaro su questo piccolo angolo di paradiso. I veri cretesi sanno che quelle sono solo cattedrali in un deserto verde, specchietti per le allodole, per turisti che non si vogliono rassegnare all’idea che in vacanza si possono mettere da parte le comodità umane per godersi quello che la natura ha donato.

Blu, come il mare, che di questo pezzo di storia è sempre stato un fedele compagno. Proteggendolo giorno e notte da insidie straniere, ma allo stesso tempo isolandolo dal mondo.
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Così il mondo cresceva e avanzava, i re cadevano e nuovi salivano al trono, nuove guerre venivano indette in favore di ideali non più che umani e materiali, ma per quest’isola erano episodi lontani come il ronzio di una zanzara.
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Gli abitanti si svegliavano e sapevano di potersi specchiare in questo mare di vetro, specchio della loro felicità, semplice felicità di chi si accontenta di vivere con poco.

Poi dopo che in quel mare ti specchi, quando i tuoi occhi si confrontano con quell’infinito, avverti che manca qualcosa nel quadro che hai dipinto. Quel qualcosa te lo senti sulla pelle, ti sta solleticando i sensi. E da umile osservatore si trasforma in dominatore: cresce di intensità, ti sta raccontando all’orecchio di secoli di avventure, in cui lui era sempre lì, a dominare sugli abitanti, soffiando senza sosta, per dare refrigerio ma anche con la minaccia di poter uccidere grazie al suo impeto.
Fu proprio allora che mi accorsi che mancava un colore a questa mia cartolina. Era un colore trasparente, senza apparente senso, non tangibile, ma forte. Il colore del vento.image

Era Eolo, dio del vento, il padrone di Creta. Lui, che con la sua forza ha plasmato persino le rocce circostanti, creando fantasie artistiche nel grigio della pietra, usando i granelli di sabbia come suo scalpello. E dovunque ti muovevi lo sentivi soffiare e gli rendevi grazie. Perché solo grazie a lui questa estate sembrava, in qualche modo superabile, quando sottopelle sentivi il refrigerio da una calura che in altre occasioni sarebbe stata insopportabile.

Ecco, quando io ho visto Creta, quando ho percorso le strettissime vie dei suoi paesi dai nomi esotici, quando mi sono perso tra i valici delle montagne, seguendo sentieri che portavano a specchi d’acqua limpidi, lasciandoci alle spalle le città e guidando per chilometri dove la presenza di elementi creati dall’uomo era solo una fortuita coincidenza per chilometri, dove gli unici a vivere erano i pastori che vendevano ai turisti i frutti del loro sudore, che solo ora iniziavano a capire il significato di “surplus”….beh è lì che mi sono accorto che lui c’era sempre. Silenzioso guardiano di una terra che a noi uomini occidentali ha ancora tanto di insegnare. Soprattutto il significato della parola “Semplicità“. Un significato che noi abbiamo perso da secoli nell’affannosa ricerca di un futuro migliore per noi, ma peggiore per la terra

Parakalò.
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