La teoria del tutto – Una favola meravigliosamente umana

4 luglio 201image2. Ne è passato di tempo da quando ho parlato l’ultima volta di un film, eppure l’ho varcata molte altre volte la soglia del cinema. Anche in città diverse.
Eppure stasera, dopo aver visto La teoria del tutto, il film che racconta la storia del fisico Stephen Hawking, mi è tornata improvvisamente la voglia di trasmettere le mie emozioni su un foglio, una sensazione improvvisa e incontrollabile, come un’onda di marea che ti prende e ti porta dove vuole. E tu sei lí, mosso da qualcosa e consapevole che resistere non cambia niente. E allora assecondiamola questa marea e vediamo dove porta.
Il film smuove qualcosa dentro, raccontando le mille sfaccettature di un amore che un uomo incontra nella sua vita. Riesce con leggerezza ad aprirti gli occhi su una realtà da tutti conosciuta, ma spesso vista come un un’utopoa: senza amore non si va da nessuna parte.
Aveva proprio ragione Paulho Coelho, e descrive perfettamente queste sensazioni nel suo ultimo romanzo, Adulterio:

La vita non è un lungo giorno di festa, bensí un apprendistato senza fine. La cui lezione più importante è: imparare ad amare.

Allorché doniamo ogni parte di noi all’altro, non abbiamo più nulla da perdere. E allora scompaiono la paura, la gelosia, il tedio e resta solo una luce immateriale a colmare un vuoto che non ci spaventa, ma ci avvivina all’essere amato.

Abbondare nell’Amore significa abbondare nella vita.

Amore, dicevamo. Il professor Stephen vive su di sé tutta la forza dell’amore, molteplici sfaccettature di una stessa forza dirompente: amore per un obiettivo (“Un’equazione che spieghi tutto l’universo, non sarebbe magnifico?”), amore per la donna che ci rimarrà al fianco tutta le vita e, infine, amore per se stessi. “Finché c’è vita, c’è speranza”, dice Stephen, e ci vuole poco a capire che è questo il suo assunto più importante, ancora più della sua teoria sui buchi neri. Perché il Dott. Hawking ha imparato la lezione più grande proprio grazie alla speranza: c’è sempre un passo più grande che si può fare in avanti, e lo possiamo fare avendo accanto la persona a cui teniamo, che sarà fidanzata, moglie e poi madre.
Io per primo mi sono chiesto dove sarebbe ora il giovane Hawking se Jane, la moglie, non si fosse ribellata al futuro marito che aveva appena scoperto di avere una malattia neurologica e che le chiedeva di andarsene. Cosa ne sarebbe oggi della sua teoria se fosse rimasto seduto su quella poltrona dell’Università di Cambridge ad appassire? Probabilmente niente, è il sentimento per quella persona che ha nutrito cuore e mente del fisico e superare abbondantemente i due anni di vita che gli erano stati pronosticato.

“Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, e Felicity Jones, l’attrice che interpreta la moglie Jane Wilde riesce a farci innamorare di tutto quello che nasconde il giovane Stephen, dei suoi sogni, delle sue ambizioni, delle sue passioni, ma anche delle sue paure. Ci vuole un uomo senza limiti mentali e sentimentali per scoprire che l’universo non ha limiti. Perché è così, il vero peccato è vivere qualunque nostra esperienza con dei limiti. E la vita di Hawking non ha fatto che confermarmi come si finisce solo ad appassire se non riusciamo più a continuare a sperare.maxresdefaultthe-theory_of_everything-la-teoria-del-tutto-posterQuello che più mi ha colpito de La teoria del tutto è che alla fine ti trasmette l’atmosfera di una favola. Una favola con un retrogusto di realtà, di umanità, ma che riesce a far ancora venire voglia di sognare. Come da piccoli erano le favole a insegnarci i valori della vita, Red & Toby e Il re leone ci insegnavano il valore dell’amicizia, Cenerentola la voglia di non arrendersi alle difficoltà della vita, Hercules che non si può essere forti dentro se la forza non viene anche dal cuore.
D’altronde è così anche per tutta la teoria dell’universo: tutto, comprese le forze più potenti dell’universo come i buchi neri, tende eventualmente a diventare sempre più piccolo, si riduce fino a sparire. Eppure qualcosa rimane sempre della loro presenza. Per quanto infinitesimale, un’eredità di ogni gesto nell’universo c’è. Come una stella, che nasce con una spettacolare esplosione e allo stesso modo termina la sua vita, lasciandosi alle spalle un enorme scia di luce. Ecco, è questo secondo me l’immagine migliore per rappresentare le sensazioni che lascia questo film: l’esplosione di una stella, i cui strascichi te li porti dentro ben oltre il momento in cui appaiono i titoli di coda.
Beh, ho finito, alla fine è venuto qualcosa di totalmente diverso da una recensione. Ce ne vorrà finché riuscirò a scrivere qualcosa senza lasciarmi trasportare da sensazioni e sentimenti, come dovrebbe fare un buon critico . Ma sta proprio qui il bello, no? Non avere paura di mostrarsi nella propria debolezza, mettere da parte l’armatura e mostrare la propria essenza, che sia attraverso le parole o attraverso un flusso di pensieri. In caso contrario, non posso che dirvi una cosa: “Finché c’è vita, c’è speranza”.

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