Brasile. Dove vita significa benedizione

Altro giro, altro disco nelle cuffie. Oggi tocca a “Samba Da Bencao – Sergio Mendes & Marcelo D2. Ascoltatela mentre leggete.

Alcune volte per comprendere veramente una terra bisogna sviscerarla ai minimi termini. Anzi talvolta basta un termine solo, che ne racchiuda il cuore in poche e semplici lettere. Un po’ come faceva il Mr Gwin di Alessandro Baricco, oggi provo a “scrivere” un ritratto del Brasile e lo faccio iniziando con una parola.

10897789_10205468425732889_5571762623756720632_nBencao, leggesi Benedizione in portoghese. Sì, è proprio qui che si nasconde il segreto della filosofia brasiliana. Terra dell’allegria, del sole, della musica. Una nazione che nonostante i tanti ed evidenti problemi riesce a trovare lo spazio per un sorriso, per un emozione vera.

Ci pensavo mentre percorrevo le verdi foreste di questa terra straordinaria, che non fa in tempo a regalarti uno scorcio del suo cuore verde che subito ti lascia senza fiato con un panorama marino a pochi chilometri di distanza. E tu sei lì e pensi: “come possono due perfezioni così lontane unirsi in un abbraccio così forte? Come due amanti talmente diversi nelle loro vite, ma che riuniti con amore creano un legame indissolubile. Basti pensare ad una lega: ferro e carbonio, diversi e imperfetti, ma forti assieme”.

Già l’unione degli opposti, alla ricerca di un significato migliore. E’ così che è nato il segreto del Bencao, me lo ha rivelato un ragazzo del posto. Il segreto del vivere bene e del capire che tutto è comunque una benedizione per i giorni a venire. “Trovi la donna della tua vita? Bencao. Ti promuovono a lavoro? Bencao. Cadi e ti fai male ad una gamba? Bencao” – mi raccontava – avrai comunque domani per guarire e per essere felice. L’unica cosa triste è Cristo morto in croce, tutto il resto è allegria”.10888891_10205468423412831_3527279365270613001_n

Non puoi non pensarci mentre attraversi gli stretti vicoli delle cittadine del nord est, così diverse dalle grandi metropoli brasiliane, come Rio o San Paolo, in cui tutto sembra ingigantito all’infinito e, di conseguenza, le persone sono talmente piccole da sparire. Qui invece sembra un luogo a metà tra Cuba e il Sudafrica, con i ragazzini che spensierati giocano nelle viuzze (in cui passano principalmente biciclette) e che si appoggiano ai muri dove tutto è una fusione di colori, tra murales e pubblicità (anch’esse dipinte sul muro), dove gli artisti ti mostrano la loro visione della realtà, a prescindere dal fatto che disegnino le fasi salienti dell’ultimo mondiale o semplicemente un paesaggio marino di Porto Alegre. E sorridono quei bambini, anche se forse qualcosa di triste se la portano dentro.

Allegria e tristezza che si fondono nella vita per ritornare allegria. Ci sono due pesi e due misure per tutto, hanno ragione. D’altronde lo canta anche Sergio Mendes nella sua Samba da Bencao:

Meglio essere allegro, che essere triste: l‘allegria è la migliora cosa che esiste; 

E’ come una luce nel cuore.

Ma per fare un samba che sia bello, c’è bisogno di un poco di tristezza.

Sennò non si può fare un samba, perché samba è la tristezza che danza, e la tristezza ha sempre una speranza

di non essere più triste un giorno.

Capito? Bastava così poco per strappare un sorriso. Benedire ogni giorno per quello che ci ha donato. E i brasiliani non possono che farlo, mentre trascorrono la loro vita tra un giorno di lavoro, una caipirinha o un latte di cocco sorseggiati in riva al mare. Quando ho cercato di ritrarre a parola questa terra così solare, la prima frase che mi è venuta in mente è stata: “la terra dove si vive oggi”. Viviamo la nostra vita pensando al futuro con terrore, nel timore che le cose possano andare storte e vivendo ogni momento nel vano tentativo di calcolare quale sia la rotta che faccia meno danni quando le cose andranno storte. C’è chi invece semplicemente si gode il bello che sta accadendo, questa stupenda cartolina che la natura ci ha donato, che ci mette un po’ del suo per renderla propria, magari anche con un semplice murales sul muro. E si riprende l’allegria, perché nessuno te la può togliere quando fa parte di te.10891580_10205468427292928_5511374400506977664_n

“E se domani dovesse succedere qualcosa di brutto come la prenderò?” “Bencao”. Come una benedizione, esattamente come il Cristo del Corcovado che, al di là di tutte le simbologie cristiane, ricorda a questi abitanti che l’unica cosa che ci può tenere uniti, l’unico posto in cui siamo tutti uguali è nel mezzo di un abbraccio. L’abbraccio di questa terra di benedizione.

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