Kos, la sottile linea tra turismo e natura selvaggia.

Quattro ruote, due ali. Tutto intorno quel verde della vegetazione, scuro e inframezzato dal marrone del terreno e delle pianure che circondano lo sguardo. Percorrere con un quad gli oltre 50 chilometri che separano i due capi di Kos, in Grecia, è un’esperienza mistica. IMG_20140824_162533

L’isola di Asclepio presenta al suo interno due anime che, con tutti i problemi che caratterizzano gli opposti, si cercano in continuazione, ma sembrano volere allontanarsi non appena hanno la possibilità di mischiarsi, di diventare una cosa unica.

Queste due anime sono quella festaiola, caciarona e turistica che connota la città di Kos Town, il più grande raccordo turistico da cui ogni giorno partono i traghetti per le isole vicine e per la Turchia – con città come Bodrum su tutte – e quella selvaggia dell’entroterra. Appena scesi dal traghetto, la vera guida diventa l’olfatto: le spezie, con il loro odore pungente ti riempiono le narici, insieme a quello della cipolla, un jab diretto al naso, ma che sai ti accompagnerà per tutte le tue trasferte culinarie elleniche.

Strade piccole, tanti bar, molti turisti. Questo trinomio descrive alla perfezione quello che è il lato più “commerciale” dell’isola, dominato ogni notte da gruppi di ragazzi stranieri pronti a cercare un nuovo motivo per alzarsi tardi il giorno dopo. “Hangover” rimane la parola che regna sovrana.IMG_20140825_203022

Ma anche qui lo straniero deve cercare, come un novello Ulisse, la sua Itaca. Perché il vero cuore di quest’isola è la sua natura, selvaggia, che richiama l’esploratore e riesce a intontirti più di un gyros completo con cipolla.

Mentre percorri i chilometri che ti separano dalla parte ovest del territorio, lentamente noti come tutto inizia a cambiare. Pochi edifici, poca presenza umana, che lentamente lascia spazio alle meraviglie della natura. Quando il mare è ancora coperto dalle alte pianure, ti sembra quasi di percorrere unIMG_20140824_172509a di quelle infinite strade americane lontane dalle grandi metropoli, rese famose dai libri di Jack Kerouac. Kerouac ci raccontava quanto queste strade fossero straordinarie, perché capaci di insegnare all’uomo quanto poco valesse rispetto a quello che lo circonda.

Qui ho trovato la mia Route 66, man, e ho imparato la mia lezione. Quello che questo territorio sembra insegnarci è che la forza della natura supera l’incuria dell’uomo, con i suoi edifici che vorrebbero coprire il verde dei campi con il grigiore del cemento. Ci penso, e nel frattempo giro lo sguardo verso un balade-en-quad-off-roadcampetto da calcio, dove a malapena si distinguono le due porte che dovrebbero delimitare l’azione di gioco: l’erba è cresciuta fitta, nascondendo ogni passaggio della civiltà. “Ecco il selvaggio che reclama il suo ruolo” penso sorridendo. Alle volte la vita è una gran maestra: ci insegna quanto poco serve per stare bene.

Qui la Route 66 in versione ellenica sembra infinita e quasi si perde ogni speranza di fuoriuscire da quest’aria desertica che ti circonda e alle volte ti opprime. Quasi ci si sente persi a viaggiare così. Ma ecco poi, come la visita inaspettata di una persona amata, che lo vedi. Azzurro, cristallino, ti riempie gli occhi fino a farteli scoppiare, ti inebria con un sapore di sabbia e salmastro, come una schiaffo seguito da una carezza, che vuole riappacificare. Il mare è lì, subito dietro la collina, ed è maestoso. IMG_20140828_164150

“Sai quasi non ci credo che siamo arrivati”, escono veloci le parole mentre ti adagi su un lettino sotto un ombrellone di paglia, unico segno della presenza umana all’altezza di Santo Stefanos beach. E mentre poggi i piedi in acqua ripercorri con la mente le avventure di questo popolo straordinario, per millenni custode di una terra indomabile ma benigna, come una cavalla fiera che sa comunque portare rispetto al padrone.

Ma prima che tu te ne accorga, si è fatto tardi. Il sole inizia a ballare un tango in cui lentamente si lascerà sopraffare dalla sua compagna. E’ il tramonto sull’isola, che decidiamo di guardare dalla città sopraelevata di Zia. Mi sono perso nell’immenso della natura e, sai la verità? Si sta da Dio.

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