Scrivere, a ostacoli (ovvero: l’arte di rilassarsi e imparare a superare i fallimenti)

 

corsaSai, ci sono le corse e ci sono gli ostacoli. Alcune volte cadi perché non sei abbastanza preparato ad affrontarle, altre volte è per pura sfortuna. Il terreno scivoloso, un piccolo cedimento, il solito ginocchio dolorante, un secondo di ritardo con lo stacco da terra e ti ritrovi a terra.

Nella vita, come nelle carriere professionali, di questi momenti ce ne sono. Talvolta pochi, talvolta a centinaia, anche nelle storie di maggior successo. E quando un giornalista racconta queste storie, creando dei profili, spesso parte dai fallimenti, dalle porte in faccia, perché tutti devono avere la speranza di poter trovare un po’ di luce dopo aver vagato a lungo nel buio.

E’ stato così per me, come penso per molti altri colleghi, dopo il fallimento all’esame di stato da giornalista professionista. Un ostacolo toccato quando pensavi di aver dato il giusto slancio e il ritrovarsi con la certezza di doversi rialzare, perché, con te o senza di te, questa corsa andrà avanti, senza sosta, come le nuvole sopra la tua testa mentre ansimi. olimpiadi2008_atletica_5

D’altronde questo lavoro non è mai stato “lineare”. Niente corsi universitari prestabiliti, poche regole certe e editori che usano l’arma del conseguimento del tesserino come motivo per non pagarti. I più fortunati superano i primi ostacoli, e iniziano lo scatto verso l’essere pubblicista, la strada sembra spianata e quasi non ti ricordi che è un lavoro.

La salita inizia poi con il praticantato, difficile da ottenere, se non hai svariate migliaia di euro da spendere in master universitari, dove entrare non è impossibile, ma ti ritrovi alla fine con lo sforzo più difficile: l’esame e la ricerca del lavoro.

Qui, sotto sforzo, è che si vede il vero atleta. Perché noi non siamo medici o ingegneri, non facciamo selezione naturale durante il periodo di studio. La nostra selezione è prima sulla strada della formazione professionale e poi su quella della contrattualizzazione. Siamo animali di media stazza, obbligati a sopravvivere in una giungla in cui i predatori sono raccomandazioni, poca visibilità e tanta, ma tanta concorrenza. Te ne vedrai tanti – che giudichi peggiori – passarti davanti e magari fare una carriera splendida. Ma questo non è un mondo nato dall’invidia e se il tuo destino è vivere nella foresta, non puoi arrabbiarti perché ad altri animali il fato ha donato delle ali per volare e superare prima gli ostacoli. Segui le tue ambizioni, solo essendo il massimo di quello che potresti essere migliorerai, non vivendo per fare ciò che non sei. E’ il mio consiglio per tutto: professione, soldi, amore e un giorno, anche famiglia.

E poi c’è questo benedetto esame di stato. Che alla fine non ti darà niente, se non un titolo che può portarti tante gioie quanti dolori, visti i bonus da ottenere. Un esame in cui, sotto consiglio di molti, per passare “non bisogna strafare”, mantenersi low profile. C’è da chiedersi: E’ davvero un esame serio?

Un esame che non cambia da più di 30 anni, se non nei mezzi (d’altronde sono un bel po’ di anni che non si usano più le macchine da scrivere Olivetti portatili, no?) può dire se siete veramente pronti alla professione?

Io dico di no, quindi non scoraggiatevi per un fallimento. La corsa ostacoli continua e, se pur onerosa ( ben 400 euro a sessione), questo, caro mio atleta, è solo un ostacolo un po’ più alto degli altri. Giusto slancio e magari quel pizzico di fortuna che non hai avuto finora ti permetteranno di sollevarti. Certo, se dopo fosse più facile entrare nel mondo del lavoro, sarebbe anche meglio.

Ma d’altronde, come racconta una vecchia leggenda giapponese, “la carpa si trasformò in dragone solo dopo aver trovato dentro di sé la forza per risalire la corrente, combattendo con contro la spinta dell’acqua che gli remava contro”. E tu di forza nelle gambe ne hai da vendere. Ora tocca che ti trasformi in drago, perché la vita è un esame e tu, anche se non te ne sei accorto, hai appena iniziato a prendere la matita per scrivere il tuo futuro.

 

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