Noi- fratelli precari

Vi presento l’articolo che si è piazzato tra i finalisti del premio Sodalitas – giornalismo sociale. Buona lettura!

timthumb.php“Non si può fare una rivoluzione portando i guanti di seta” diceva Stalin. Il gerarca georgiano sapeva che per richiedere maggiori garanzie, un migliore stipendio o, talvolta, un posto di lavoro, bisogna sporcarsi le mani. E c’è chi questo aforisma l’ha preso alla lettera: i Precari Bros. Un nome, un gruppo, una forza che da sempre è simbolo di Napoli, città piena di problematiche sociali da un lato, ma anche di uomini e donne caratterizzate da una forza di volontà impassibile.
La vicenda dei fratelli precari nasce dieci anni fa, nel 2002: un gruppo di ex lavoratori, per lo più spazzini comunali, si riunì per cercare una soluzione alla mancanza di lavoro che li affliggeva da più di sei mesi.
Se una piccola luce fatica a farsi vedere, tante luci possono illuminare il mondo. E forti di questo insegnamento la quarantina di precari Bros avviarono diverse iniziative sociali per far capire alle istituzioni napoletane quanto forte fosse la loro voglia di lavorare e quanto utili possano essere alla città. E’ nato così nel 2008 il progetto “Isola”, attraverso il quale i “disoccupati organizzati” – come amano chiamarsi- offrirono gratuitamente la loro forza lavoro per fronteggiare la problematica dell’accumulo dei rifiuti. Un tema centrale già durante la precedente gestione Bassolino.

corteo 2E non è stato un caso isolato, ogni grande evento che si svolge a Napoli vede anche la presenza dei Bros, che in modi sempre più fantasiosi cercavano di attirare l’attenzione delle istituzioni. L’ultimo di questi è stato la “Gigin Vuitton’s Cap” (la Coppa America dei Poveri): una contro regata aperta a tutti i cittadini –che potevano presentarsi anche con gommoni e mezzi nautici di fortuna. Un’ironica forma di protesta che vuole prendere in giro la ben più importante competizione velica, che si svolge annualmente a Napoli: Coppa America. E non solo risate, ma anche occupazione: nello stesso periodo ripulivano la scogliera antistante il lungomare di via Caracciolo, sede delle competizioni veliche. Insomma il messaggio di queste iniziative era chiaro e a scandirlo attraverso un megafono era proprio uno dei Precari Bros: “A Napoli si pensa tanto a creare grandi attrazioni con eccellenze straniere, in modo da attirare turisti e poi si lascia da parte la cittadinanza che vuole lavorare” americasE se la situazione non dovesse cambiare? “Continueremo ancora nella nostra protesta fino a che qualcosa non cambia”. Marialuisa de Maio, la loro portavoce quarantenne, parla con voce sicura. Ha una folta capigliatura riccia che le copre gli occhi e lo sguardo di una persona che nella vita ne ha viste di situazioni difficili. Indossa il giubbotto catarifrangente giallo con la scritta “progetto isola” alle spalle, lo stesso di tutti questi “fratelli precari”. E da anni li guida nelle quotidiane battaglie dei precari.
Anche lei ormai da 63 giorni è in protesta davanti alla sede del comune di Napoli in via Municipio, aspettando l’insperato, magari che lo stesso sindaco De Magistris si affacci dal balcone di Palazzo San Giacomo e cerchi di intavolare una trattativa tra le parti. Alle sue spalle della piazza sventola uno striscione con su scritto “Lavoro e legalità, è l’unica cosa che chiediamo”.
Insomma, uniti come una grande famiglia, continuano la loro rivoluzione tutt’altro che silenziosa, consapevoli che ormai è impossibile dissociare le parole Napoli e precarietà. “Le istituzioni vogliono dare l’immagine di una città da cartolina, ma faremo vedere a tutti, persino ai turisti” – conclude Marialuisa – “che noi siamo parte integrante di Napoli e non c’è limite alla nostra protesta”.
Il messaggio lanciato da questo gruppo di disoccupati tutto altro che disorganizzati è che in mancanza di lavoro o di sicurezze bisogna per primi avere il coraggio di dimostrare la propria buona volontà. E i precari ce la mettono ogni giorno. D’altronde la disoccupazione si combatte così: un passo alla volta, sostenendosi come fratelli o, per l’appunto, come Bros.

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