Pompei – un’industria d’amianto tra gli scavi

Pompei, un tesoro millenario, visitato ogni giorno da centinaia di turisti. Un sottosuolo ricco di storia, che ha riportato alla luce case antiche, statue e oggetti d’uso quotidiano vecchi centinaia di anni. Ma non è l’unica cosa che è nascosta nel perimetro degli scavi. Un fantasma ben più pericolo potrebbe annidarsi nel sottosuolo: l’amianto.

I giornalisti Natale Cassano, Chiara di Tommaso e Luca Bosio hanno indagato il fenomeno, partendo dalla morte di diversi custodi che lavoravano ogni giorno nei capannoni della Soprintendenza agli scavi di Pompei, in località Porta Furba. Tutti morti per patologie legate all’esposizione all’amianto. Una semplice coincidenza?

Scoprite di più nella videoinchiesta “Pompei – un’industria d’amianto tra gli scavi”,

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UPDATE: L’inchiesta è stata archiviata il 26 settembre su richiesta della procura della Repubblica di Torre Annunziata, le cui indagini hanno escluso casi di asbestosi dovuta all’amianto. Le indagini hanno avuto un lungo iter per la necessità di acquisire dichiarazioni del personale della Soprintendenza, documentazione sanitaria e atti relativi alle bonifiche effettuate nell’area indicata dai dipendenti, a partire dal 2000. Sono stati eseguiti l’autopsia sul cadavere di uno dei dipendenti della Soprintendenza deceduto per neoplasia polmonare e visite mediche a tre dipendenti, inoltre l’esame della documentazione sanitaria di altri quattro lavoratori. Nessuno di loro ha contratto l’asbestosi. Anche per quanto riguarda la eventuale contaminazione ambientale derivante da dispersione di fibra d’amianto dalla copertura in Eternit di uno dei locali in cui i dipendenti avevano lavorato per anni, in base alle verifiche dei consulenti tecnici di cui si è avvalsa la procura, si è concluso che la bonifica ha rimosso completamente le copertura in cattive condizione, non vi è più, pertanto alcun pericolo per i dipendenti né per altre persone che accedono al sito.

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