L’amore non fa male. Una libera critica alle violenze domestiche.

Vorrei fare un piccolo appunto nato da una vicenda tutta italiana, che mostra le mille sfaccettature di quel fenomeno che nessuno riuscirà mai a spiegare: L’amore.

La storia è di un paio di giorni fa. Cruenta e triste, come i suoi protagonisti. Siamo in provincia di Caserta, a Macerata Campania. Lei è Rosaria Aprea. 20 anni, una vita davanti e il sogno di una carriera da modella. Una ragazza come tante, che osa sognare. Accanto a lei c’è Antonio Caliendo, imprenditore 27enne di Casal di Principe. L’uomo che lei ama, ciecamente. Lo stesso uomo che ripetutamente la picchia. Alla base sempre la gelosia, uno di quei sentimenti che ci spingono al limite, che ci riportano al nostro stato di animali primordiali.
E così accade in questi giorni. Spinto dalla gelosia, Antonio picchia la ragazza con cui conviveva da 2 anni. La madre di suo figlio. La picchia talmente forte da costringerla a chiedere soccorso. Tanto da essere ricoverata in ospedale e da operarsi alla milza. La notizia rimbalza sui media, in un periodo in cui fattacci di cronaca come questo sono all’ordine del giorno. Tutto il Belpaese rimane indignato di fronte al lato oscuro dell’imprenditore campano, che usa la forza dove non può imporsi. Soprattutto se chi riceve il colpo non può difendersi.
20121124_violenzaMa l’amore spesso è anche ingenuità. E la vera sorpresa in questa vicenda arriva due giorni dopo. Rosaria si riprende e lo perdona. Ai giornalisti dice di amarlo, di volere tornare con lui. Di non sopportare il pensiero che lui stia in carcere. “Torniamo a passare le serate sul divano della tavernetta” il suo appello accorato al convivente.

Che dire. Talvolta siamo talmente accecati da non vedere la realtà, da non capire il pericolo. Rosaria probabilmente vede nei gesti del fidanzato un gesto d’amore, simile a quello dei cavalieri medievali, pronti ad uccidere per dimostrare il proprio sentimento. Oggi però per alcuni l’amore si dimostra ferendo la propria amata, sfogando la propria gelosia per lei. Se picchiare la propria donna, viene avvertito come un gesto d’amore inconsapevole, allora qualcosa è andato storto. Se Rosaria continua a rispondere ai giornalisti che “il gesto è stato fatto involontariamente” vuol dire che non si rende conto del pericolo.

Non mi unirò alle tante persone che sui social network condividevano la notizia con commenti furoreggianti quali “allora se lo merita”, “finirà uccisa”. Ciò che invece vorrei ricordare a Rosaria è che talvolta l’amore fa male, è vero. E spesso si fanno gesti in maniera inconsueta, certo. Ma nessuno tenta di far male a chi ama solo per tenerla aggrappata a sé. Quella è pazzia, e in quanto tale va curata. E chiudo con una chiosa di un giornalista che in una frase ha saputo al meglio riassumere la paradossalità di questo amore omicida. E’ di Fulvio Bufi, del Corriere della sera: “«Lo amo da morire», dice convinta. E ingenuamente non si accorge che nel suo caso quella frase rischia di esprimere una tragica verità.” Amore e morte non sono mai stati compagni di viaggio, non dimenticatelo.

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