Riuscire a intrattenere al quarto capitolo di una saga: missione impossibile? – Recensione Mission Impossible: Protocollo Fantasma

Ethan Hunt ritorna.

Il nome che ha accompagnato negli anni i fan di “Mission Impossible”, tra film e videogiochi, fa di nuovo capolino nelle sale. Soddisfare un’orda di fan assatanati è un’impresa che può apparire impossibile anche per le capacità del poliedrico agente segreto. Ma qualche spiraglio di speranza c’è ancora.

La storia ricorda molto quella di “A-Team”: il grande agente finito contro la sua volontà in un complotto che lo porta dall’altra parte dello specchio. In questo caso Ethan viene incolpato di essere un terrorista internazionale, reo di aver attentato alla vita del presidente russo durante una missione in cui doveva recuperare delle matrici segrete dal Cremlino. La sua missione si intreccia con il solito scienziato pazzo che vuole giocare a sentirsi Dio per un giorno, avviando una guerra nucleare per l’annullamento della popolazione terrestre. Sfortunatamente i codici di avvio dei razzi nucleari sono anch’essi al Cremlino, che decide di far esplodere per coprire le tracce.

Da qui una girandola di sequenze con le quali passeremo dagli assolati paesaggi di Dubai, con le sue scenografiche tempeste di sabbia tra hotel alti centinaia di piani e mercati, alle terre indiane, in cui non mancano comunque banchetti faraonici e Ferrari in bella vista.

Per il resto ci sono tutti gli ingredienti classici: sparatorie,
inseguimenti in macchina, azioni al fulmicotone, anche al limite del realismo. L’industria dei film d’azione insegna comunque che più una scena è inverosimile, più attira. Vedere quindi Ethan scendere un palazzo di vetro appeso ad una pompa idraulica d’emergenza, sembra funzionare. E forse funziona anche vedere che subito dopo sbatte la testa nel tentativo di rientrare nella sua stanza d’hotel.

Ebbene sì, l’Ethan di questo episodio non è perfetto, ma perfettibile: evoluzioni mancate, gadget tecnologici che si rompono all’improvviso, fratture ossee. Insomma vedere un eroe imperfetto piace, anche se sin dall’inizio sappiamo che il lieto fine è scontato.

Nonostante ciò le rivelazioni finale danno un po di valore anche al pezzo conclusivo, riallacciandosi al filone completo e aprendo la via ad un ipotetico capitolo successivo.

Simon Pegg nella locandina del film

Musiche usate al minimo e quasi irrilevanti, se non fosse per l’evergreen dell’intro, suonato con l’immancabile miccia accesa che avanza, un must di tutta la saga. Molto apprezzata invece la figura di Simon Pegg, che regala qualche momento di divertimento, facendo da spalla al nostro eroe, chiaramente pauroso, impacciato e fuoriluogo, come tradizione vuole.

Il trio si completa con la bellezza giunonica di Paula Patton: gli ingredienti per un probabile successo ci sono tutti. Soprattutto perché trainato dal titolo e dalla figura di Tom Cruise, per cui però il passare degli anni si sente, come si era avvertito nello Stallone dell’ultimo Rocky.

Apprezzabile, divertente e a tratti emozionanti, ma non riesce ancora ad emulare le atmosfere del primo episodio, nonostante la tecnologia, che è riuscita nell’impossibile. Ad esempio riprodurre una perfetta tempesta di sabbia.
Che emulare un originale sia una missione impossibile per tutti?

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