Prove tecniche di commistione territoriale – Recensione di ” Benvenuti al Nord”

Capitolo secondo. Dopo la tragicomica discesa ai fittizi inferi – leggesi “la folkloristica Castellabate”- dell’impaurito milanese Bisio, ora il processo si inverte. Tocca al paesano/mammone Siani risalire la scala e andare a Milano. E io mi gusto questa viaggio di crescita lumbard in un cinema napoletano: strana la vita.

Il processo opposto non è solo locale, ma anche mentale. La coppia Bisio/Siani attraversa un processo osmotico, imparando ognuno a vestire i panni dell’altro, come nel primo episodio. Bisio impara a prendere la vita con più leggerezza, l’importanza degli attimi in

famiglia. Siani  invece quanto sia necessaria una crescita mentale e la separazione dalle grazie materne, soprattutto ora che è diventato padre, il tutto perfettamente metaforizzato dall’impossibilità di scandire la parola mutuo. “Musc”, “muts”, i tentativi nel delinearla si sprecano con improbabili smorfie, segno che il ragazzo padre (che ragazzo non è) ha bisogno di una nuova infarinata di seriosità. 
Tutto appare già in parte visto. E’ come se un continuo senso di dejavù ti segua per tutta la pellicola. Appaiono già visti i clichè, che anche in senso opposto rimangono gli stessi: la diffidenza e la paura, il terùn che non vuole lavorare, la nebbia (e il giubotto antinebbia che si associa perfettamente al quello antiproiettile del primo episodio), i falsi teatrini.

La parabola che porterà i due ad ottenere un equilibrio perfetto per salvaguardare lavoro-famiglia passa attraverso un contrappasso di dantiana memoria: ognuno si trasformerà nel proprio opposto, per capire quanto eccessivamente ingenuo era il loro passato. La favoletta, nei ritmi del passato episodio, scorrerà liscia. Interessante il simbolico abbraccio nord/sud tra i due anziani Costabile e la Pina (suocera di Bisio), che si intendono senza parlare lo stesso idioma, quasi a voler dire che la distanza che esiste è solo nei luoghi comuni. Perchè al nord come al sud siamo sempre in qualche modo perfettamente imperfetti. Due metà di un frutto che con non poche difficoltà si possono unire. E chi glielo spiega ora al partito dei fazzoletti verdi? D’altronde già nel suo primo film Luca Medici alias Checco Zalone aveva dimostrato che risate e razzismo politico vanno spesso d’accordo, soprattutto se cotte in salsa leghista.

Nonostante le costanti ripetizioni il film scorre tranquillamente e strappa molte risate. D’altronde se non esagerati i clichè funzionano sempre e questo è un altro caso in cui l’assioma funziona. I fan del primo film potrebbero storcere il naso alle tangenti somiglianze, ma questo secondo capitolo sembrava una parabola necessaria per completare il viaggio iniziato al sud di un’Italia ancora troppo divisa dai pregiudizi. In tempi di richiesta recessione e crisi un piccolo messaggio buonista  di speranza non fa male.

Un’applauso al duo, ma in realtà avrei evitato Emma Marrone nel videoclip finale che centra come i friarelli nei tortellini al brodo.

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