Il cuore “spaccato” di Napoli

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Commistione tra sacro e profano, di sensi e profumi.

La mia voglia zingara di esplorazione mi ha portato l’altro giorno nel posto dove tutto ciò si esprime nella sua massima forma. Superata via Montesanto, subito dopo la congiuntura con Via Roma, cuore pulsante del lato più commerciale e politically correct di Napoli, gli spazi si restringono improvvisamente, quasi senza crederci.

Ecco che ci si ritrova catapultati in quella che viene definita “la vena di Napoli” o Spaccanapoli, che come dice il nome, divide a metà la città offrendo ai turisti uno spaccato generale della parte più rustica della città. Il tutto in una sola via: Via S. Benedetto Croce.

E qui, un po per gioco commerciale/turistico, un pò per tradizione i napoletani si travestono da commercianti, un ruolo che nei secoli gli è sempre appartenuto. E l’anima profana della città quasi si confonde con il lato sacro per il quale tante chiese sono state erette. Le immagini sacre dei presepi contornano la scenografia, mentre cerchi di farti spazio tra i flussi opposti di turisti che cercano qualcosa da comprare per l’imminente festività natalizia o semplicemente cercano di rivivere il lato più turistico che la città partenopea offre loro.

Nel frattempo un fortissimo odore di incenso ti invade le narici. Nella mente il profumo si sovrappone a quello del sapone, che è inevitabilmente associato agli spazi ristretti dei vicoli napoletani, in cui ogni giorno si tira avanti con quello che la vità ci offre, inesorabilmente.

Davanti agli occhi passa di tutto: maschere, lampadine, giocattoli, mazzi di carte enormi e riproduzioni in cartapesta di personaggi famosi. Proprio per quest’ultima Napoli è così famosa, anche se ancora fa impressione vedere accanto alla sacra famiglia l’immagine di un frate con la sottoveste alzata che regge un cartello dal messaggio pornoesplicito: “Venite a me sorelle”. Sono le contraddizioni dell’Italia, che a Napoli vengono esplicate alla perfezione, confezionate da quel dialetto forte e vero, simbolo di un cittadino verace che non vuole abbandonare una tradizione popolare a cui è legato. Lo stesso che deve cercare un modo di sopravvivere e che ricrea un’atmosfera serena con sparaschiuma e canzoni natalizie affinchè le persone acquistino qualcosa.
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Perchè, nonostante la crisi, gli italiani non possono arrendersi all’incubo di un natale povero. Ci è rimasto il sognare, perchè aprire gli occhi sulla realtà è sempre più difficile. Una realtà che i cittadini di Napoli hanno scoperto così tante volte che sono riusciti a superare, in una maniera quasi ingenua, da bambini. Moderni Totò che tirano avanti.

Si arriva addirittura a vendere un calendario che riporta fotgrafie della tanto odiata Padania, disprezzata in politica dai “terroni”, che comunque si vendicano subito dopo: ecco una maglietta che riproduce la pagina di ricerca di Google, che associa alla parola l’idea di Nebbia. Anche l’intestazione del sito è molto esplicita: “Cittadini che hanno la mente offuscata dalla nebbia”.

In qualche modo rimani intrappollato in questa realtà, la fai tua. Sarà anche il periodo, perchè per caso (o fortuna che dir si voglia) sono finito a “perdermi” a Spaccanapoli sotto il periodo natalizio, che fa dei visitatori di San Gregorio Armeno il suo punto focale turistico. I suoi enormi presepi o le sue scenografiche capanne attirano l’attenzione e costituiscono per qualcuno un piccolo paradiso in terra.

Sono tutti lì: le persone del posto che si muovono spavalde, guardano distrattamente cosa c’è sulle bancarelle, parlano con i commercianti. Qualche volta ci sono risa, talvolta abbracci, come una grande famiglia. Si muovono più lentamente invece gli estranei, nascosti dietro il mantello dei loro occhiali da sole, cercano di carpire le regole del gioco, di non apparire diversi. E’ inutile lo straniero si sente sempre attaccato dalle realtà che non conoscono.

E si muove guardingo, sempre con una mano al portafogli. Una paura atavica, che ti delude, facendoti comprendere come non siamo maturati ancora, non siamo ancora “popolo”, anche in un momento difficile come questo.

E improvvisamente il turista sperduto che è in te inizia a bussare, ricordandoti che natale significa naturalmente regali. I regali che devi ancora fare. Tutti i regali.

Forse è il momento di inizare a pensare cosa tutti potrebbero volere scartare in famiglia, tralasciare l’ingenuità da bambino che mi ha portato distrattamente, con le cuffie alle orecchie, a scoprire questo mondo. Rimettiamoci in marcia, va

Post scriptum- Concluso il giro, inaspettatamente mi sono ritrovato di fronte all’insegna di una mostra fotografica molto bella, dal titolo “La vecchia Napoli”. All’interno del piccolo padiglione una serie di fotografie in bianco e nero della città, con i suoi murales, le sue passate abitudini, i lavori che ormai non esistono più, volti noti e meno noti.
Se si vuole in qualche modo completare questa via crucis di padronanza della città, questa è una tappa obbligata. Perchè una città si comprende prima di tutto nella sua tradizione e nel suo passato. E niente meglio di una fotografia racchiude un ricordo, soprattutto se non ci sono pose, se la naturalità fa padrona del contesto. Per non dimenticarsi mai da dove siamo venuti e per riuscire meglio a comprendere dove andremo.

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