Stavolta la fortuna non basta – Recensione “Baciato dalla fortuna”

Salemme ci riprova. Ma stavolta sfiora la promozione senza raggiungere l’obiettivo con il suo ultimo film “Baciato dalla fortuna”.

Rimasto sempre incatenato nella macchietta del ‘napoletano immigrato’, Salemme riprende la stesso personaggio in questo suo ultimo film diretto da Paolo Costella. Qui è Gaetano, un vigile urbano accanito giocatore del superenalotto con la fissa dei suoi 6 numeri fortunati: 10-20-30-40-50 e 60. Insomma la macchietta dell’italiano medio che cerca la rinascita da una vita di lavoro troppo stressante, circondato da un prestante capo playboy (Alessandro Gassmann) e i suoi compagni di lavoro: il sempliciotto Osvaldo (il famoso comico Giuseppe Giacobazzi di Zelig) e un Dario Bandiera che sembra essere troppo forzato nella parte di un vigilantes troppo ligio al dovere.

Le donne nel film sono invece l’olio che fa girare il meccanismo scenico di un film che ricorda il teatro di De filippo (Napoli Milionaria su tutti):In primis la procace Betty, convivente di Gaetano, che ha una relazione con Gassmann (così come una buona parte delle donne del paese) e l’ex moglie, timorata di Dio, di Gaetano. Sono loro le due sanguisughe che hanno portato il vigile in rosso coi conti e lo obbligano a sognare la vincita.

Cosa che alla fine accade, esattamente quando lo sfortunato Gaetano non aveva giocato la sua schedina vincente. Donne, soldi e corna: gli ingredienti della commedia italiana ci sono tutti; ma per creare brio Salemme inserisce un elemento anomalo, la psicoanalisi Freudiana. Anch’essa ben rappresentata da una donna, Anna, Psicoanalista da sempre innamorata di Gaetano a cui manca totalmente la calma che dovrebbe contraddistinguere una professionista del suo settore, insieme all’esperienza ed una’adeguata clientela. Le parti si rovesciano e il povero Gaetano diventa suo malgrado il primo cliente di Anna, che cerca di allontanarlo dal gioco per permettergli di “prendere in mano la sua vita”. Ecco quindi che Gaetano arriva tardi alla ricevitoria dove solitamente gioca (gestita dall’ormai famosissimo Baz di Colorado); all’appuntamento col destino.

La commedia degli equivoci avvia il suo meschino meccanismo quando, una volta che i numeri vincenti vengono estratti, Gaetano sviene e dimentica tutto. Anche di non essere il fortunato vincitore che tutta la città crede lui sia. Ma si sa che il ricco è privilegiato, basta solo che tutti lo credano tale. Ecco quindi che si spalancano le porte delle concessionarie, che la banca lo tratta da amico fraterno e improvvisamente persino il suo capo playboy è geloso di lui.

Il tutto finchè la verità non verrà a galla con un finale imprevisto. Insomma un bello spaccato dell’Italia contemporanea, con le contraddizioni e i sogni del caso, ma nonostante ciò ancora qualcosa sembra mancare. Nel film si ride, ma è una risata sforzata, che non funziona a lungo e ti fa sembrare la durata del film eccessiva. E per una commedia questa è una grave pecca.

Certo, alcune trovate sono geniali, come tutta la famiglia dell’ex moglie timorata di Dio, che riprende alla perfezione il modello delle anziane signore che siamo soliti incontrare alla fine della Messa. C’è sempre esagerazione con un fondo di verità nei film di Salemme, che si diverte ad analizzare i fenomeni sociali per mostrarne l’ironica stupidità che ne è alla base. E come talvolta persino la tanto sognata vincita al superenalotto, che ogni giorno ci fa sognare una fuga dall’opprimente realtà, non è altro che l’inizio di altri guai.

Forse è questa la vera psicoanalisi: passare attraverso l’esperienza che dovrebbe cambiarci la vita e vedere cosa ne risulta. Gaetano lo ha fatto e ha visto cosa si prova per una volta a sentirsi superiori agli altri e avere un po di (finto) rispetto. Ma io potendo tornare indietro non rivedrei il film, visto che a mio parere non è ancora al livello delle vere commedie di Salemme, poichè non si riesce a tenere incollato il lettore allo schermo per il tempo necessario. Non è un cinepanettone, ma il salto è breve.

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