“Com’é dolce sapere che esisti” di Romano Battaglia

“Ripensando a mia madre mi si affacciano quelle figure di donne indimenticabili che ho conosciuto attraverso i racconti delle sue amiche. Approfittando di questo racconto voglio ricordarle tutte, per rendere omaggio alla donna e al suo mondo pieno d’amore per gli altri”

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La donna e la natura. Due misteri che da sempre affascinano e spaventano per la loro innata bellezza, ma allo stesso tempo fonte continua di mistero e piacere. C’è una sottile linea che unisce queste due categorie e non si collega solamente alla semplice comunione grammaticale di genere, non basta notare che sono entrambe femminili. C’è qualcosa di più che le rende entrambe creature “salvifiche”, come venivano raccontate nelle poesie di Petrarca o in tutta la lirica due-trecentesca dove le due immagini sono spesso tra loro relazionate.

È questo binomio che implicitamente tende a reggere le fila del romanzo di Romano Battaglia, “Com’è dolce sapere che esisti”.

L’autobiografica storia si apre in Versilia, con l’immagine dello scrittore che ritorna nella casa simbolo della sua giovinezza, metafora di tanti bei ricordi dell’infanzia, ma anche di quelli, terribili della sua vendita a causa dei debiti del padre.

Per il giovane é quasi come lasciare un pezzo di gioventù, l’abbandono del paesino di Cielochiaro, dove il tempo appare sospeso e in cui la bellezza dela natura fa da sfondo alle donne che hanno incrociato la vita dell’autore nel presente e nel passato, in prima persona o attraverso il racconto di amici.

Un flusso di racconto senza tempo, che parte dalla figura della madre fino ad arrivare simbolicamente all’immagine della “madre del genere umano”: quella Madre Teresa di Calcutta da lui incontrata a Roma.

E cosí la figura femminile diviene protagonista continua, protagonista che spesso dialoga con la natura, che ne esalta la bellezza pari a quella umana e che talvolta diviene simulacro dell’amore, talvolta un rifugio dai mali che colpiscono Cielochiaro come ogni parte del mondo.

Malattia, invidia, gelosia, guerra, abbandono; tutte generate dalle giovani donne e che in esse troveranno anche la loro cura o creeranno anche nell’amato un rapporto di simbiosi con l’ecosistema intorno.

Impossibile non citare ad esempio la storia di Marta, malata fin da giovane, che conosce e si innamora di Nazareno, un guaritore che si affidava ai metodi indiani. La guarigione di Marta sarà offerta al Grande spirito da Nazareno in cambio della propria anima, trasformandosi cosí in albero. Ed ecco cosí che natura e amore si vengono a fondere, con confini sempre piú.

Infine ognuna delle brevi storie trova la sua perfetta conclusione in una poesia, che ricrea il tema del racconto, quasi come se fosse stata scritta come corollario.

E cosí la magia si rinnova per ogni donna raccontata in un perfetto riquadro, come una cartolina che nel tempo non ha perso di tono. Storie che rimarranno per sempre vive nella coscienza del lettore, il quale spesso e volentieri troverà possibili collegamenti con le proprie vicende.

La storia di Battaglia è un po la nostra storia, così come la ruota che gira instancabile e mai si ferma, perfetta nella sua forma circolare senza inizio nè fine, dove tutto è in qualche modo collegato. Questa è a mio parere l’immagine perfetta della vita.

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