Nova Invicta Grappling cup – report

Niente ferma una passione.

Il lottatore lo sà: dolori muscolari, contratture, stanchezza, mentre sei su un tatami a guardare in faccia l’avversario pensando alla strategia di lotta o stai sudando di fronte all’ennesimo funzionale, magicamente scompaiono e l’adrenalina inizia a scorrere come un fiume in piena nel tuo corpo. Con la stagione estiva arriva anche il caldo, temibile avversario, che però ancora non riesce a fermarti.

E così io, insieme ai compagni della WCRA, ci siamo dati appuntamento davanti a casa del mestre per intraprendere un viaggio di più di 200 chilometri per andare nuovamente a combattere, in una giornata che si prospettava non calda, ma bollente. Molto più adatta ad una gita in spiaggia, piuttosto che ad un furioso combattimento.
Ma a noi non importava, la voglia di mostrare il frutto di tanto allenamento era troppa. Così impostiamo il navigatore per la nostra destinazione: le rovine di Paestum, dove all’interno dell’agriturismo “la ruota del pavone” sarebbe stata ospitata la seconda edizione del Nova Invicta Grappling cup, organizzata dall’omonima accademia salernitana.

Nettuno, il cui tempio giace solo a poca distanza dal luogo della competizione, sembra aver benedetto la gara. E così il tempo si mantiene sereno per tutta la mattinata, mentre tutto attorno le rovine ormai secolari dell’antica paestum ti fanno sentire in un clima da antico lottatore greco. Uno spettacolo unico che fa da sfondo ad un’importante competizione nazionale, cosa chiedere di più?

Gli organizzatori hanno fatto di tutto per creare un’ambiente familiare ed evitare complicazioni derivate dal forte sole che picchiava: erano stati posizionati dei grossi teloni sopra i due tatami designati per gli scontri. Nonostante ciò all’inizio della competizione, all’incirca verso l’una, le poche parti che erano necessariamente rimaste allo scoperto erano vicine ad una temperatura da ustione. Il termometro segnava 32 gradi e i pochi visitatori esterni ci avranno sicuramente presi per pazzi, vedendoci lottare sotto questo sole.

La competizione era ben organizzata sotto le tre classi A, B e C, ognuna regolarmente affrontabile in base alla quantità di anni di pratica di Brazilian Jiu jitsu: classe C per i lottatori al di sotto dei 3 anni di pratica, B per quelli non oltre i 3 anni e A per i più esperti con più esperienza alle spalle.

Il gruppo ha saputo farsi valere in ognuna di queste categorie, portando sul tatami atleti dalla categoria 65 fino a pesi ben oltre il quintale, rappresentato da Carlo Milani, che ha potuto gareggiare solo negli assoluti (competizione senza categoria di peso ben conosciuta a tutti i praticanti di BJJ), dimostrando appieno il suo valore nonostante il poco tempo di allenamento e portando a casa un’ottimo argento.

Per quanto mi riguarda, le parole che mi ronzavano in mente, insieme alla rabbia, alla fine dei due combattimenti persi ai punti nella mia categoria 70 e negli assoluti sono: “ancora non ci siamo!”. Ho cercato di intensificare allenamenti funzionali per il fiato e di carpire il più possibile nelle lotte con l’avversario per debellare la mancanza di mobilità in posizion scomode quali l’aside. Ma nonostante ciò il peso dell’avversario è ancora una nemesi che devo cercare di affrontare con tecnica e non con la forza fisica. E soprattutto aprire un ventaglio di possibilità dalla guardia, situazione che mi dà sicurezza vista il buon controllo sull’avversario, ma che talvolta può portarti a “impietrirti” per la paura di attacchi avversari una volta che è stata aperta.

Insomma ci vuole un nuovo atteggiamento mentale di fronte alla competizione che voglio sviluppare nei prossimi mesi. Nel contempo una menzione speciale al buon michele saliani, che l’atteggiamento mentale l’ha ottenuto da tempo insieme ad un poderoso bagaglio tecnico e la predilizione per una tecnica che gli ha fatto guadagnare il soprannome di “anaconda”.

Un oro e un argento tra categoria e assoluti che si unisce all’argento della passata gara ad andria. Conoscendo il suo grado di tecnologizzazione, so giá che non leggerá mai questo post, ma lui sá quanto ammiro la sua tenacia.

Infine chiudo il post parlando delle altre due perle della WCRA: danilo minafra e luigi “antó” d’antonio (soprannome piú recente di quanto possiate credere).

Se mi ha sorpreso la tenacia e l’abilitá tecnica del “piccolo” danilo, in una categoria (la 90 kg) che porta faccia a faccia avversari con grande forza fisica oltre che tecnica; lo stesso non si può dire di luigione, ormai sinonimo di grande spettacolo in situazioni complicate quali possono essere le lotte in classe A contro campioni del mondo del calibro di Roberto Avallone. Campioni che luigione ha combattuto senza la minima esitazione, sfiorando il punteggio pieno di vittorie per la mancanza di quel minuto di lotta in più che ognuno di noi ha invocato a fine lotta.

La giornata volge al termine e cosí mi rimetto alla guida, fiero di aver condiviso la mia passione ancora una volta con tanti compagni. Insieme a questo mi porto dietro anche un bagaglio tecnico importante, appreso dalle tante splendide lotte, insieme alla consapevolezza di cosa ancora bisogna perfezionare.

Alla prossima lottatori. Oss!

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