Un ritorno da leoni (Recensione Una notte da leoni 2)

Alan, Doug, Phil, Stu e compagnia bella sono tornati. E che ritorno!

Dopo che il primo “The hangover” (titolo originale della pellicola) aveva sbancato i botteghini mondiali con una sana dose di ironia, costruita sulle tragicomiche vicende semiassurde di questo gruppo di amici durante quello che potremmo chiamare ‘l’addio al celibato che tutti sogniamo’, siamo al secondo capitolo. Dopo due anni.

Il regista Todd Phillips aggiunge una serie di dettagli stuzzicanti per non fare sembrare il tutto una versione rattoppata del primo, senza però azzardarsi a modificare gli ingredienti base del successo della pellicola. Ecco quindi che la scena si sposta dai neon di una Las Vegas simbolo del vizio all’oscurità sia reale (“1500 blackout all’anno, come ricorda Alan durante il discorso al matrimonio di Stu con una bella asiatica) sia metaforico, poichè da sempre è simbolo di un mix letale: droga, prostituzione, armi e malavita.
Questa volta a perdersi però non è più il novello sposo di turno, ma il fratellino della sposa, Teddy, che scompare dopo una bevuta in spiaggia e il successivo risveglio in una lercia camera d’albergo.

Rispetto al primo film si nota subito come alcuni particolari tendono ad aggiungere un’assaggio di thriller/spionaggio alla comicità del film, con minore censura rispetto al primo. Su tutto potremmo citare quindi il ritrovamente del dito del piccolo scomparso, le varie scene di nudo/seminudo delle spogliarelliste e le tante pallottole che vengono sparate dai mafiosi russi. Insomma il film si evolve ad un nuovo livello, anche se la trama completa strizza l’occhio a molti particolari del primo, anche nel prologo ed epilogo nonchè in vari particolari che non potranno essere compresi da chi si avventura per la prima volta in questo mondo di leoni, come la presenza del pugile Tyson prima dei titoli di coda.

Menzione particolare ai due personaggi che, a mio avviso, sono ancora la base del film: Alan e Cho. Sono loro che aggiungono quella speziatura, quell’irriverenza, elemento chiave del successo del primo. Se si ride senza pensarci due volte, è grazie a loro, che seguono alla perfezione il modello dell’amico semi-psicopatico, che se ne frega di ciò che pensano gli altri. Vivono in un mondo tutto loro e ribaltano completamente i tipici modelli che il cinema ci ha tramandato: un criminale internazionale con una voce così stridula non si è mai visto, impossibile non pensare alla rassicurante e roca voce di Mr Corleone, totalmente agli antipodi.

Insomma, un film costruito sul successo del primo, che ne segue l’onda ma riesce comunque a tracciare una propria scia nella sabbia, senza sembrare un clone come altri successi del botteghino recenti quale Fast & Furious 5.

I leoni sono tornati e stavolta sono più agguerriti che mai e alla fine anche Stu potrà gridare “abbiamo battuto Bangkok” al padre della sposa, che lo aveva tacciato di essere insipido come il riso che si dà da mangiare ai vecchi e ai bambini. E questo film è, come si definisce lo stesso Stu nel finale, ‘un riso molto, ma molto pepato’

Long live the lions!

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