Metti un pomeriggio di inizio estate, in un treno…/ A train trip in the first part of the summer

La banchina dei treni, con quell’aerodinamico cavallo grigio e rosso, denominato “Frecciarossa”, che ti si avvicina. Simbolo di libertà, talvolta di speranza per qualcosa di diverso, talvolta di distrazione per dimenticare i mali.

E’così, ognuno dà significato al viaggio in base al tempo. Se il treno, la direzione, il movimento rimangono gli stessi, ma noi cambiamo. Ricordo ancora tre anni e mezzo fa quando per la prima volta misi piedi sul binario 3, sotto al cartello blu con le parole “Bari centrale”. Quella volta sì che era un’avventura, quel treno era una fuga dalla monotonia, era una ricerca dì qualcosa d’inaspettato.

Ma stavolta era diverso, più di 8 mesi lontano da Roma, da tutto, dopo 3 anni avanti e dietro, il mio ego da viaggiatore era ormai rodato. Ed è allora che forse inizi a goderti il viaggio, a non pensare alla destinazione, ma più che altro a ciò che incontri nel viaggio.

E il tratto Bari-Roma riserva al viaggiatore emozioni uniche, quando ti trovi immerso nei primi chilometri tra le estese campagne della Murgia, dove una macchia di olivi e pioppi si susseguono negli immensi campi attraverso i quali sfrecci. Un po’ come volare, un po’ come non avere limiti.

Colori che si mischiano: i verdi degli olivi, i gialli degli immensi campi di grano e qualche flebile blu che denota la presenza di un mare che ancora rimane troppo poco tempo davanti agli occhi per essere impresso. Pochi secondi, ma magici, come un sogno che ancora lascia qualche segno in mente, ma non può essere tangibile e concreto come vorresti.

Poi all’improvviso, senza che tu sia preparato, tutto cambia, e ti avvicini a Benevento e le rotaie deviano il loro percorso dall’assoluto paesaggistico ad una modernità che ancora non è contemporaneo. Ed ecco quindi le case popolari, che ancora paiono appartenere ad un secolo fa. Balconcini, fili con la biancheria stesa, viuzze strette di cui dal treno non potrai mai vedere la fine, che sfortunatamente dall’interno del gigante d’acciaio non potrai mai esplorare, se non con la mente.
Tutto di un bianco che sembra sospendere la scena nel nulla, come un quadretto appeso nel corridoio. Sarà sempre perfetto e mai si deteriorerà.

E il senso di immobilità è ancora più accentuato dalla mancanza di umanità. Mi affaccio dal mio finestrino e non vedo nessuno, eccetto che nella stazione, come se tutta questa perfezione non debba essere rovinata da una presenza animata. Come se fosse deciso da qualche essere soppranaturale che lo ha deciso a priori.

Nel treno la gente parla, qualcuno ascolta la musica, qualcun’altro si scorge dal finestrino, perdendo i suoi pensieri nell’immensità delle campagne romane, con l’erba che si perde per chilometri e il colore del mare ancora nel cuore. Purtroppo sai bene che non lo scorgerai più. Le brezze marine del Mediterraneo sono a chilometri di distanza.

Nonostante ciò, il caldo sole di questo Giugno ti riempie lo sguardo, mentre lentamente tra i binari iniziano ad affacciarsi i primi simboli della modernità: pali della luce, i binari paralleli e i regolari contorni della stazione Termini ti ricordano che il viaggio è finito, sei giunto a destinazione.

Sei giunto a casa, ma cosa ti ha reso più soddisfatto? La meta o il tragitto? Essendo a Roma, ho imparato ad apprezzare entrambi. Sarà questo il segreto?

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The platform of the train, where is approaching that aerodynamic gray and red monster, called ‘Frecciarossa’. Symbol of freedom, sometimes with hope for something different, sometimes to forget the evils or to distract.

It is like this, each person gives meaning to the trip based on his time of life. Even If the train, the direction, the movement remain the same, we change as the time passes. Still remember three years and a half ago, when for the first time I put the feet on the platform 3, beneath the blue sign with the words ‘Central Bari’. At the time it had the taste of an adventure: that train was an escape from the monotony, it was a search for something unexpected.

But this time it’s different. I’ve been away from Rome more than eight months and after 3 years of one way train to the eternal city, my ego as a traveller had been deeply tested. And that’s perhaps the reason why I’m beginning to enjoy the journey, not to think about the destination, but rather to what you encounter on the journey.

And suddenly the Bari-Rome trip reserves the traveler some unique emotions, when you find yourself immersed in the first kilometers of the extensive campaigns of the Murgia, where a patch of olive trees and poplars, one after the other pass in the vast fields through you travel. A bit like flying, a bit like having no limits.

Colors are mixed in your eyes: the green of the trees, the yellows of the vast wheat fields and some faint blue denoting the presence of a sea that is still too less time in front of your eyes to remain impressed. A few seconds, but magical, like a dream that still leaves some signs in mind, but cannot be tangible and concrete as you would like to be.

Then suddenly, still unprepared, everything changes, and you reach Benevento station. The rails divert their path from the absolute natural landscape to a modern one that is not yet contemporary. And so here are the housing, which still seem to belong to a century ago. Balconies with laundry hanging wires, narrow streets, which unfortunately, from the inside of the steel giant, you won’t never be able to explore, except with the mind.

Everything is sunken in a pale white and the scene appears to be suspended in the time, like a picture hanging in the hallway. It will always be perfect and won’t never deteriorate.

And the sense of immobility is even more accentuated by the lack of people. I look out of my window and I see no one, except in the station, as if all this perfection should not be ruined by an animated presence. A decision made by a supernatural presence.

On the train people talk, one hears the music, someone else can be seen from the window, losing his thoughts in the immensity of the Roman countryside, with grass that is lost for miles and the color of the sea still in your heart. Unfortunately, you know that it won’t be seen anymore. Sea breezes of the Mediterranean sea are miles away.

Nevertheless, the warm sun of this June it fills your eyes, and slowly begins to appear, between the tracks, the first symbols of modernity: the light poles, the parallel tracks and the regular outline of the Termini station with its arches.

Suddenly you remember that the journey is over, you arrived at your destination.

You’ve arrived home, but what made you happier? The goal or the journey? Being in Rome, I learned to appreciate both. Maybe this is the secret of well living?

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