Recensione film: RED

Codice rosso: cosa succede ad un film d’azione che non trasmette azione?

L’eroismo non ha età. Ecco quindi che dopo generazioni di film d’azione con protagonisti giovani, ultimo fra tutti Fast and Furious 5, il regista Robert Schwentke cala un poker di protagonisti di tutto rispetto, ma in età avanzata: Bruce Willis, Helen Mirren, Morgan Freeman e John Malkovic.

Le stelle sono inserite in una storia di spionaggio, vendetta e sangue, che però non convince quanto il trailer suggerirebbe. Eccoli quindi impersonare 4 ex agenti della CIA in pensione, che sono riusciti perfettamente a riprendere vite normali e a seppellire alle spalle un passato di omicidi e operazioni segrete. Bruce Willis, alias Frank Moses, è un pacifico lavoratore in stretto rapporto con un’operatrice del call center dell’ufficio pensionamenti, mentre l’ex killer Helen Mirren si diletta tra fiori e torte nella sua casa.

La situazione cambia radicalmente quando la CIA tenterà di uccidere i rimanenti del gruppo, i quali avevano partecipato allo sterminio di un villaggio in Guatemala che i servizi segreti vogliono inabissare. Così per le old spies è tempo di scrollarsi la polvere di dosso e di eliminare definitivamente gli scheletri dall’armadio.

L’idea di base è buona, ma per Bruce Willis i tempi di Die Hard sembrano lontani anni luce, e lo stesso si può dire per gli altri protagonisti, nonostante è proprio Mr Willis colui con più esperienza all’attivo nel campo e quindi il primo ad essere criticato.

Le scene d’azione appaiono fin troppo meccaniche costruite, false, come la scena al porto in cui John Malkovic (forse il personaggio più riuscito della trama, che unisce lo stile da duro con una comicità semi-schizzofrenica che non guasta mai) abbatte un rpg con un solo proiettile e ‘gioca a baseball’ con una granata. Questo è chiedere troppo ad un gruppo di vegliardi.

Quindi se la trama non è scontata lo svolgimento lo è abbastanza, con il tipico plot del cattivo che deve essere ucciso dall’indistruttibile gruppo di eroi e l’imprevisto che gli sbarra la strada, qui rappresentato dal rapimento da parte della CIA della bella centralinista amata da Moses.

Per il resto nelle scene d’azione, i protagonisti principali sono sempre pistole e proiettili, che sostituiscono i vecchi ‘cappa e spada’ dei film d’annata, e i nostri sembrano solo marionette dotate di un’invincibilità che non meritano.

Tutti vengono colpiti da qualche proiettile, compresa l’esile Helen Mirren, e sembra una puntura d’insetto. Tutto ciò è troppo irreale per noi poveri esseri umani abituati a vedere giganti muscolosi e esperti di arti marziali che muoiono con un singolo proiettile.

Insomma, tirando le file, l’idea di riesumare un gruppo di vecchie superspie, mantenendo la loro aura di eroismo, è buona, ma l’autore non ha saputo  svilupparla in maniera tale da lasciare qualcosa nello spettatore. Un film nella media, ma che ancora può regalare un po di divertimento, visto qualche personaggio comico interessante come lo psicopatico John malkovic.

Alla fine è sempre la pazzia che fa ridere.

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